In un mondo perfetto, gli artisti fanno gli artisti e i
galleristi fanno i galleristi, così come gli scrittori fanno gli
scrittori e gli editori fanno gli editori; forse appare noioso, ma
almeno ha un senso.
Ma devo purtroppo dirvi, nel caso non ve ne siate ancora resi conto,
che questo non è un mondo perfetto.
In questo mondo, gli artisti si limitano a pensare (quando ne sono in
grado) e a produrre per loro ci penserà qualcun altro
tecnicamente attrezzato; se non sono in grado di pensare, nascondono le
proprie lacune tecniche e mentali, dietro pasticci e scarabocchi che
danno tanta libertà a chi li produce quanto mal di stomaco a chi
li osserva.
Lo stesso mondo nel quale alcuni galleristi, con la colpevole
complicità di critici e curatori, creano a tavolino artisti
inesistenti; pompandoli, vampirizzandoli, fagocitandoli, per poi
espellerli dal proprio sistema malato come inutili escrementi. Mentre
altri galleristi, magari meno quotati ma ugualmente bisognosi di
gonfiare il conto in banca, sfruttano le velleità artistiche,
giustificate o meno, di tante persone, chiedendo loro un pagamento per
esporre nella propria galleria.
Già, un artista oggi si trova a dover pagare non solo una alta
percentuale sulle opere vendute (quando vengono vendute), ma anche un
salato pedaggio per il solo "onore" di vedere le proprie opere nella
galleria "tal dei tali", esposte al pubblico interesse (o ludibrio?).
Roba da sfigati? Mica tanto...
Di artisti, oggi anche ben quotati, che sono passati per queste forche
caudine ce ne sono davvero tanti, anche se non ammetterebbero neanche
sotto tortura di aver pagato per esporre; è una delle tante cose
che, secondo il "comune senso dell'ipocrisia", si fanno ma non si
dicono...
Un discorso simile, se non perfettamente identico, vale per l'editoria.
A un certo punto gli editori, prima quelli piccoli, poi persino quelli
medi/grandi, hanno scoperto che, essendoci più scrittori che
lettori, sarebbe stato ben più lucroso farsi pagare dai primi,
piuttosto che dai secondi.
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Così, ecco nascere contratti dove più
che parlare di diritti d'autore e percentuali dovute, si parla di
quanto l'autore è disposto a sborsare per vedere la propria
"fondamentale" opera data alle stampe...
Anche in questo caso, gli esempi di scrittori divenuti noti che hanno
mosso i primi passi a proprie spese non mancano. Ma non è certo questo
il punto, è il concetto di base, il principio, a essere a dir poco
aberrante.
Immagino già le
prossime frontiere... artisti costretti a pagare perché qualcuno
porti a casa le proprie opere e scrittori ridotti a prezzolare i propri
lettori...
Sciorùm è uno spazio dove gli artisti possono esporre
senza dover ingrassare l'affittacamere di turno; il prezzo da pagare?
Dover superare una selezione, forse arbitraria, ma onesta.
Nessuno ci obbliga a esporre a tutti i costi, e se non troviamo artisti
che riteniamo validi, preferiamo astenerci del tutto.
Non ci importa quanto siano noti o ignoti; la loro età, la loro
nazionalità e il loro curriculum ci lascia indifferenti, e non
siamo per niente interessati a incasellarli in questa o quella corrente
artistica: a noi interessa quello che fanno, come lo fanno e
perché lo fanno.
Sciorùm è anche un posto per la scrittura, con una sala per le presentazioni di libri.
Quindi, Sciorùm si presenta davvero come un posto per
riflettere, aldilà del gioco di parole (le superfici della sala
espositiva sono interamente specchiate).
Riflettere non solo su ciò che si può vedere, leggere e
ascoltare nelle nostre sale, ma anche e soprattutto sullo stato
dell'arte e sulla esistenza di una possibilità per l'arte di
essere ancora un'occasione per noi esseri umani e non un'occasione
persa o magari il ricordo di un passato che non è più...
SCIORÙM è uno spazio per l'arte nato, dopo immani sforzi, nel mese di Novembre del 2005.
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